
e andiamo a vedere i colori delle ciminiere
Mi muovo con calma..finisco di ascoltare “Piromani” e di bere l’ultimo goccio di una bottiglia di vino che non chiedeva nulla se non di essere finita..
Passo a prendere Jhonny..tagliamo in due la città sotto un cielo notturno illuminato a giorno da stelle cianotiche e in poco tempo siamo al Magnolia..
Stasera ci sono Le Luci della Centrale Elettrica..
Sono curioso e ansioso di vederlo suonare dopo una settimana di persistente presenza nel mio Zen..
Il locale Arci è semideserto quando arriviamo..e allora mi chiedo quanta gente potrà mai venire in un caldo martedì di primavera a sentir cantare il ferrarese Vasco Brondi nel caldo buco del Magnolia invece di andare ad ubriacarsi di veleno tra i fumi di smog per le strade della Milano da bere..
Prendo una birra media..usciamo all’aperto e per ammazzare il tempo puntiamo dritto verso il calcetto..
Cerco due persone per giocare..fermo due ragazze poco distanti e le chiedo se vogliono aggregarsi..
Una è disponibile e gentile..l’altra è visceralmente antipatica..vestita per le Guerre Stellari la tipa si atteggia e sibila come Carla Fracci dietro ai suoi occhiali da sole anni ‘70 che sono due televisori spenti..
Miss occhi di criptonite celati dietro a due saracinesche trova il calcetto sterile perché a suo dire solo gli spagnoli potevano inventare una roba così inutile..
Dopo vari tentativi di convincerla anche da parte della sua amica gioca con me..
Quasi non le tocca nemmeno le stecche la venere brianzola..forse crede che siano un ricettacolo di batteri e di virus nemmeno si trattasse di dover impugnare due siringhe infettate..
Perdiamo nel breve tempo di una canzone del nuovo bell’album degli Afterhours che il DJ passa in sottofondo..
Lei sa tutto dell’arte perchè è artista vera..se la tira da paura..
Moderna rompipallesnobistasupponentealtezzosa che crede che il Caravaggio è uno dei tanti perché lei saprebbe fare meglio le semplici nature morte del Merisi..
In due secondi due la demolisco..
Disgustata dalla mia eresia le viene un giramento di testa e se ne va..
Addio fottiti e non aspettarmi..
Si chiama Fulvia..
Quando la incontrate usate il napalm!..
Intanto dentro c’è movimento..
Il concerto stà per iniziare..
“Noi siamo Le Luci della Centrale Elettrica”..Il noi è solo lui..ma stasera ha ragione..non è solo..
Ad accompagnarlo sul palco alla chitarra elettrica c’è niente di meno che il padrino che lo ha scoperto..il grande Giorgio Canali (CCCP-CSI-PGR-Rossofuoco)..
Le Luci della Centrale Elettrica si accendono da sé..come insegne in una notte di provincia..La chitarra acustica è maltrattata..quella elettrica presa a pugni con sequenze sonore quasi ipnotiche spesso basate su due soli accordi che ricadono l'uno nell'altro come una condanna..come un pendolo..come le cose della routine..
Il cantato è sussurrato..urlato..strillato..con una voce che sa di Rino Gaetano moltiplicata ed effettata con esiti schizofrenici..
Le liriche distorte di Vasco sono quanto di più suggestivo attualmente si possa trovare..
E’ amarezza che ti entra sottopelle..è tutto ciò che ti sta intorno e ti schifa che ti viene sbattuto in faccia..è musica che nella sua visceralità non puoi fare a meno di ascoltare e riascoltare..
E’ il dolore malsano..la disperazione quotidiana..il passato in un loop feroce..l'immediatezza del ricordo..l'esserci di colpo e senza compromessi..
L'Italia delle Luci della Centrale Elettrica è un paese alienante ed alienato..solo un malato nervosismo ed esplosioni di rabbia incontrollabili possono permettere di vederlo sotto i suoi vestiti e le sue maschere..
I panorami paranoici dell'Emilia Romagna..l'alienazione della pianura abituale e della riviera inutile e ancora quel senso di bruciore di chi da qualche parte c'è stato e ci si è stretto per il freddo..
Vasco parla e suona di tutto questo..con la sua chitarra amplificata dagli accordi a volte ossessivi..con una voce abrasiva e immagini evocative e con qualcosa da dire che ci riguarda in maniera dolente..
Ascoltarlo lascia quel gusto amaro e il nero su per il naso come dopo una passeggiata in mezzo ai camion..Canta per immagini di accostamenti sbagliati..di aforismi liberamente componibili..paesaggi urbani e giornate in cui spesso ti trovi a maledire le diecimila case sfitte perchè non hai nemmeno un posto per scopare con lei..invidiando le ciminiere perchè hanno sempre da fumare e tanto per trovare qualcosa da fare non ti resta che andare a vedere le luci della centrale elettrica..
Dieci pezzi (Canzoni Da Spiaggia Deturpata) che sono la commistione di un'accesa propensione poetica e di una domesticità cruda..insopportabile..di un realismo secco..
Il massimo della poesia accanto al massimo della prosa..come in una proporzione dove bisogna disegnare la corrispondenza tra sogni troppo alti e un presente di merda..
Ci sono la cena a lume di televisore e le caverne universitarie dove vagano studenti con il mal d'Amsterdam mentre altri si impiccano in garage lasciando come ultime volontà le poesie di Vian..
C’è chi per andare dalla propria ragazza vorrebbe un volo a basso costo della Ryan Air..ma invece si rimane a fare i pendolari tra cittadine provinciali e realtà post-industriali con la polvere da sparo sui davanzali (Ferrara e Milano) dove per guadagnarsi quattro soldi di sopravvivenza si va a fare i camerieri a Berlino o ci si immerge in uno dei tanti pochi lavori temporanei dove magari si possono coltivare distrattamente altri amori interinali..
Quelle di Vasco sono parole che servono a capire gli incubi dei pesci rossi..testi in cui vi è pressata una generazione che nessuno aveva ancora cantato..
Ma c'è anche una sostanza musicale di tutto rispetto fatta di continue variazioni di effetti di ritmi serrati che cadenzano quelli delle macchine nella circonvallazione..di tregue quiete e inquietanti in mezzo all'inferno di traffico e rumori e di impennate violente..
Queste sono le luci che Vasco ci mostra..luci fredde che graffiano impietose nel buio instabile..
A fine concerto Jhonny mi guarda..annuisce convinto con la testa e dall’alto della sua saggezza mi esprime tutto il suo pensiero in poche significative parole..
“Questo è Punk 2.0”..
Mario



















